Categoria: Sale e Miele

Viviamo in tempi duri in cui avere vent’anni. Guardiamo un presente compromesso, aspettiamo l’impatto con un futuro rubato. Abbiamo inventato i selfie e rovinato l’industria discografica. Siamo analfabeti funzionali ma viaggiatori patologici. Abbiamo scoperto il sushi e disboscato il Sudamerica a costo di coltivare quinoa e avocado.
Ci accusano di essere troppo attaccati alla casa di mamma e papà, quella in cui ascoltavamo i telegiornali spiegare la Grande Recessione quando eravamo ancora piccoli per comprendere, ma ora che siamo grandi capiamo fin troppo bene.
Non siamo nemmeno i migliori nel relazionarci con gli altri – internet, dicono, o la dopamina, mancanza di educazione, i premi di consolazione.
Viviamo in tempi duri in cui avere vent’anni, e del luogo non ne parliamo. Comunque, finché Schengen resiste possiamo sempre infagottare il nostro bagaglio di competenze e fregiarci del titolo di cervelli in fuga. E scusateci se il senso di colpa non ci tange.
Insomma, di cose da raccontare su di noi ce ne sono, anche se spesso a farlo sono gli altri, che stanno ancora discutendo se siamo la prossima great generation o piuttosto quella perduta.
Avrei potuto intitolare questa rubrica “Una millennial racconta”, e sono stata abbastanza tentata perché, si sa, tra le altre cose siamo pure pigri, e così mi sono detta suvvia, almeno impegnati a trovare una metafora. Ci ho pensato un poco, mi sono fatta un té chai che ho comodamente sorbito sul mio pouff in salotto, e poi, vuoi l’astinenza da dopamina, dimentica della metafora sfuggente ho preso a scorrere la home di instagram. Tra una food blogger e un’influencer, ecco l’instapoet Rupi Kaur, che col suo milk and honey sta smuovendo terreni anche offline. Però, checché ne pensi Rupi, io nel latte e miele non mi ci ritrovo mica tanto. Più cresco (o invecchio, scegliete voi), più mi ritrovo immersa in un mondo che è un calderone di sostanze insolubili. E il sapore, fatevelo dire, non è proprio dolce.
Sale e miele parlerà di questo, della quotidianità viscosa e agrodolce a cui ormai siamo abituati ma, in fondo, non ancora rassegnati.