L’artista Alberta Silvana Grilanda. Di Michele Govoni

Alberta Silvana Grilanda, autrice dell’immagine di copertina del nuovo numero de l’Ippogrifo

di Michele Govoni

Una tenda spalancata apre gli occhi dello spettatore sulla vallata sottostante.

L’occhio spazia al di là di una staccionata bianca, correndo sui tetti delle case, fino al mare e alle colline coperte di neve.

L’arte di Alberta Grilanda è tutta per noi, in questo numero de l’Ippogrifo e si dedica al nostro sguardo, sia esso interiore, quindi dettato da sentimenti o ricordi, o esteriore e votato al puro gusto estetico.

Portuense di nascita, Alberta Grilanda vive e lavora a Masi Torello, in un piccolo angolo di paradiso in cui l’artista ha saputo ricavare il suo originale spazio di lavoro e creazione artistica.

Dopo il liceo artistico, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove è stata allieva del pittore Walter Lazzaro e dell’incisore Paolo Manaresi con l’assistenza di Luciano De Vita.

Alberta Grilanda si è avvicinata al mondo dell’arte attraverso la pittura con tecniche miste e con l’acquerello, stabilendo in seguito un rapporto proficuo con la scultura. Proprio questa forma di espressione ha assunto nel tempo un’importanza rilevante, grazie anche all’aiuto e all’incoraggiamento dell’artista professor Gianni Deserri.

Negli ultimi anni si è anche riavvicinata all’incisione, con risultati che ne sottolineano non solo la grande preparazione tecnica e il gusto estetico, ma anche la precisa volontà di tradurre in immagini concetti letterari, religiosi, filosofici e temi di chiaro indirizzo sociale.

Grazie alla sua arte Alberta Grilanda ha saputo spaziare tra molteplici tematiche, ma ponendo sempre al centro delle sue opere la vita dell’uomo in relazione al contesto territoriale e lavorativo.

Di particolare interesse sono le sue riflessioni pittoriche dedicate al mondo della campagna o a quello degli antichi mestieri.

È, infatti, sempre presente nell’arte della Grilanda una buona dose di amore per il saper fare, per quella forma di artigianalità antica che nel gesto delle mani, nella manipolazione della materia, nell’infinito amore e rispetto che quella materia stessa richiede, sembra trovare uno degli elementi fondanti per la costruzione di un’arte pura, vera.

Particolarmente accattivanti sono, inoltre, le opere dedicate ai grandi temi della religione cristiana per i quali l’artista ha attinto dapprima ad iconografie assodate, per poi discostarvisi e inaugurare un proprio codice fatto non solo di personalissime sintesi formali, ma anche di sperimentazioni tecniche di grande impatto emotivo.

La tenda che l’Ippogrifo propone in questo numero non è che un esempio della potenza cromatica, formale e tecnica dell’artista. Una potenza che si accompagna ad una lettura del reale che è in grado di oltrepassare quel livello superficiale di realtà cui la contemporaneità ci ha purtroppo abituati, per approdare ad esiti più profondi, sia sul piano formale che su quello emotivo.

In questo sipario blu che dischiude ai nostri occhi il palcoscenico su cui va in scena la vita, possiamo ravvisare le infinite strade che l’esistenza ci pone davanti. I suoi bivi, le scelte difficili, ma anche le piccole e grandi soddisfazioni a noi riservate e spesso banalmente ignorate.

L’arte credo possa e debba significare anche questo. Fornire chiavi di interpretazione della realtà. Le stesse che Alberta Grilanda ci regala attraverso queste sue opere.